Assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto Attivo

Assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto Attivo

Pubblichiamo una lettera di un cittadino attivo di un comune del salernitano che nel 2001/2002 la indirizzò all’allora sindaco proponendo l’istituzione di un nuovo assessorato.

“Caro Primo Cittadino, Carissimo Sindaco

Nella mia precedente lettera, facevo riferimento a tre capacità che un futuro sindaco, secondo me,  dovrebbe mettere in campo:

  1. capacità di ascoltare le persone quando propongono e quando chiedono;
  2. capacità di essere sempre trasparenti nelle decisioni;
  3. capacità di saper rendere  conto sempre e comunque a tutti i cittadini specie ma non solo  sullo stato dei lavori relativi al programma.

Tutte e tre le capacità hanno un tratto comune, la disponibilità del sindaco a mettersi sempre in discussione.

Oggi le vorrei parlare della prima capacità (la più importante) e di come, secondo me, dovrebbe essere messa in pratica.

La risposta è: con la presenza costante ed  attiva del sindaco in mezzo alla gente per conoscere e non solo per farsi conoscere, per capire  e non solo per farsi capire.

Se lo scopo dell’amministrazione comunale è il miglioramento della vita di tutti gli appartenenti alla comunità, non si può non partire dalla conoscenza  dei problemi e delle aspettative  e di coloro che ne sono portatori. Ma per avere conoscenza dei problemi e delle persone bisogna innanzitutto ascoltare (a) per capire (b) e per condividere (c).  

Questo tipo di ascolto immagino si possa chiamare ascolto attivo.  

L’assessorato a cui sto pensando  farebbe quindi dell’ascolto attivo la sua ragion d’essere e, da un lato, aiuterebbe il sindaco ad essere davvero in mezzo alla gente conoscendola ed apprezzandone quotidianamente le idee e gli ideali,  e dall’altro, aiuterebbe i cittadini ad avere maggiore consapevolezza delle proprie possibilità, di contro accrescendo la fiducia nell’amministrazione comunale.

L’idea che le sto per esporre (ma che le ho già annunciato con il titolo di questa mia lettera) nasce quindi da un’esigenza e da una constatazione: dall’esigenza di  ascoltare le persone per conoscere i loro bisogni e le loro aspettative e dalla constatazione che per vedere e far vedere  i risultati dell’attività amministrativa occorre un po’ di tempo (gli appalti affidati, i lavori messi in calendario, le intese di programma richiedono tempo per realizzarsi).

Quindi nel frattempo, le persone “disperano” che si farà veramente qualcosa per loro.

Nell’eterna attesa che si vedano i risultati dell’azione di governo, tutto al più si vede solo …il governo.

Ecco il punto, se il cittadino non vede ancora risultati importanti,  ma vede l’amministrazione ovvero il sindaco che lo segue e s’interessa a suoi problemi e li condivide, allora sì che si sentirà meno solo …e il suo problema condiviso diventerà più leggero da sopportare.

Ma siccome il sindaco non può essere sempre presente nella città tra la gente e contemporaneamente amministrare la cosa pubblica, allora ha bisogno di qualcuno che lo aiuti rimanendo fuori dal Municipio, a contatto con i cittadini con i quali e per i quali lavorare.

Ecco che spunta l’idea

Immagino l’istituzione di un assessorato all’accoglienza e all’ascolto attivo.

Un assessorato che avrebbe la sua sede istituzionale in mezzo alla gente e non negli uffici del Municipio.

Un assessorato che farebbe da tramite “intelligente” tra il Sindaco, l’amministrazione comunale e la cittadina.  

Se il suo Ufficio è la città i suoi strumenti ed il suo  organigramma sono gli stessi cittadini che sentono il bisogno e  nutrono le aspettative. Sarebbe una struttura agile e leggera, di pronto impiego; presente laddove c’è il problema e senza costi per l’amministrazione.

C’è un problema? L’assessore si attiva  per conoscere esattamente il problema e tentare di risolverlo insieme con le persone che lo hanno segnalato ovvero percepito.

Così facendo il cittadino diventa istituzione perché partecipa direttamente alla soluzione dei suoi problemi

Insomma, siamo di fronte ad un assessorato  che non rappresenta la gente ma è la gente.

EVENTUALE AGGIUNTA nell’organigramma assessorile: si potrebbe affiancare  all’assessore una sorta di vice assessore  indicato dalle forze dell’opposizione che, a richiesta,  potrebbe partecipare alle riunioni ed agli incontri dei cittadini con l’assessore.

Lo so,  a questo punto (se è arrivato a questo punto!) vengono spontanee le seguenti domande:

  1. Qual è lo spirito del progetto e come funzionerebbe nella pratica attuazione?
  2. Qual è l’utilità sociale effettiva ed anche il beneficio dal punto di vista politico?

Alla prima domanda si può rispondere dicendo che lo spirito del progetto è quello di recarsi nelle case dei cittadini per far sentire loro la presenza attiva dell’amministrazione comunale e del sindaco; ascoltare attivamente  le proposte e proteste delle persone, cercando di capire bene sia le prime che le seconde. Ascolto attivo non significa solo sentire né proporre soluzioni esterne ma individuare insieme con le persone le loro energie positive necessarie per risolvere i loro stesi problemi.

In pratica,  l’Assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto Attivo  sarebbe alle dirette (e vorrei dire esclusive) dipendenze del sindaco e programmerebbe la sua attività  con visite ed incontri nelle case di chi volontariamente dà la disponibilità per parlare dei problemi della comunità. L’assessore, nel caso che il problema o l’aspettativa non sia risolvibile con le modalità che ho indicato sopra   (immagino cittadini volontari che tentino di risolvere i problemi del loro quartiere ad esempio!) si farebbe carico di individuare l’ufficio idoneo per rispondere all’esigenza manifestata. Gli incontri sarebbero periodici per valutare lo stato di avanzamento dei lavori, diciamo così, ma ciò non toglie che l’assessore, da un lato,  e qualunque cittadino dall’altro promuovano altri incontri sullo stesso tema per portare nuovi elementi di valutazione circa il problema e/o l’aspettativa originaria.

L’ascolto attivo non riguarderebbe solo la conoscenza di problemi, come detto, ma anche la valorizzazione delle idee e degli ideali dei cittadini.

L’Assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto attivo  (è l’altro verso della stessa bandiera!) si occuperebbe anche di accogliere ovvero accettare le persone fisiche e/o giuridiche che vengono a Sannio per i più svariati motivi (sempre leciti e legittimi). Queste persone troverebbero in esso il punto di riferimento per conoscere la realtà sarnese, le possibilità e le risorse che si possono attivare. L’assessorato chiederebbe di essere ospitato nelle case degli extra comunitari e degli stranieri o comunque di colui il quale vuole essere accolto ; ed anche con loro eserciterebbe la capacità di ascolto attivo. Lui che ha la funzione di accogliere sarebbe accolto a sua volta! Egli  farebbe da tramite con i cittadini vecchi e nuovi di Sannio. Alla base di tutto c’è la necessità di conoscere gli altri anche attraverso i loro problemi, le loro aspettative, insomma attraverso le loro idee ed i loro ideali. Non si può pensare di risolvere un  problema o di soddisfare un’aspettativa se non si conosce colui che ne è portatore. E questo lo abbiamo già detto.

Anche nel caso dell’Accoglienza, strumenti e artefici coinciderebbero, nel senso che l’assessore trarrebbe le energie e le risorse necessarie per risolvere i problemi (si legga, conoscerli ed ascoltarli in modo attivo).

“Conoscere  per capire,   e capire per vivere in pace in una democrazia giusta!”

è questo  lo scopo dell’Assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto Attivo

Alla seconda domanda in parte penso di aver già risposto. Posso solo aggiungere che i risvolti politici e sociali sarebbero molteplici. In primo luogo, facendo sentir la presenza costante dell’amministrazione alle persone, queste si sentirebbero parte integrante dei processi decisionali  dei loro eletti e quindi diventerebbero (cittadini) consapevoli e vedrebbero finalmente la politica come servizio per la città e non il contrario. Contemporaneamente, i cittadini sarebbero educati a pensare a se stessi, pur con i propri problemi, come risorse per altri che hanno problemi analoghi o diversi.

Si potrebbe obiettare anche che un assessorato del genere dovrebbe avere alle spalle un’amministrazione forte per risolvere i problemi che questo le sottoporrebbe. Se avesse alle spalle un’amministrazione forte, forse questo assessorato non avrebbe ragione di esistere (ma di questo non sono sicuro!). Il punto è che l’assessorato all’Accoglienza e all’Ascolto attivo ha anche questo obiettivo ambizioso, già prospettato sopra, cioè rendere più forte tutta l’amministrazione. Infatti   i dati e le informazioni che acquisirebbe sul campo contribuirebbero proprio a rendere più forte l’amministrazione con un monitoraggio costante ed intelligente dei problemi e delle risorse umane disponibili per risolverli. Questo assessorato metterebbe in comunicazione diretta le persone con tutto il governo cittadino ed una conoscenza diretta e “attiva” costruita in mezzo alla gente non è paragonabile al miglior ufficio per le relazioni con il pubblico (questo infatti non si muove, non propone, non raccoglie ma riceve, non conosce i problemi direttamente ma solo per come gli vengono prospettati, ecc.).

Risvegliare la coscienza di ognuno e partecipare direttamente alla vita democratica,  sono obiettivi politici e sociali?

 

E le critiche della maggioranza?

La principale: l’assessorato potrebbe toglierebbe spazio agli altri assessori!

Non toglierebbe spazio ad alcuno per i seguenti 2 motivi:

1) nessuno attualmente coprirebbe lo spazio fuori dal Municipio e nelle case della gente;

2) non avrebbe una competenza tecnica  e politica in un determinato settore. Non avrebbe lo scopo di   risolvere il problema ma di conoscerlo bene e di condividerlo. E’ chiaro che così facendo alcuni problemi potrebbero andare risolvendosi ma questo è l’aspettativa di qualsiasi approccio a un problema, o no?”

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