Desirée Mariottini
Ha cercato una luce, solo una flebile luce nel buio, mentre questo stava soffocando senza pietà proprio quell’ultima fiamma.
Ha aperto la porta sbagliata e orchi famelici, lì appostati, le hanno sbranato l’utero per il loro bottino.
Ha aperto la porta sbagliata.

Ma perché ha cercato un’altra casa?
In quella tutti volevano un riparo, lei da dolori che ancora non sapeva nominare e loro dai propri demoni, tenuti a banchetto come fratelli.
Nessuno ha avuto conforto.
Nessuna pietà per quegli uomini infami che l’amore non l’hanno mai trovato e ora non sapranno più nemmeno di averlo cercato.
Infinito dolore per quel piccolo mondo appena promesso, costretto in due fila di carne e di ossa tremanti per farsi coraggio, abbandonato come un avanzo su un letto lercio e sudicio di piscio. Solo una speranza mi conforta, e mi vergogno di provare ancora conforto: che i suoi sogni di bambina appena accennata, come un miraggio sopravvissuto all’alba, l’abbiano portata via un attimo prima della pietà dei barellieri.
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