Il rappresentante del popolo

Il rappresentante del popolo

Poiché la Costituzione teme che il candidato una volta eletto possa fare gli interessi solo di quella parta che l’ha votato, scelto, ecco che ha introdotto la libertà di mandato che significa la rappresentanza indistinta di tutti, anche di chi non l’ha votato. Infatti  una volta eletto il candidato diventa istituzione e come tale rappresenta tutti e non solo una parte. Essere stato scelto solo da una parte è il punto di partenza ma non il suo traguardo.

Con l’elezione siamo sicuri che almeno una parte l’ha scelto ma da quel momento lui deve rappresentare anche gli altri, perché altrimenti quelli non avrebbero diritto di rappresentanza. E soprattutto perché il parlamento deve rappresentare il popolo e non gli elettori e la differenza sta proprio nel significato che una volta eletto la parte politica vincente deve diventare istituzione e quindi agire in nome e per conto di tutti.

Se così non fosse, una volta eletto il candidato dovrebbe fare gli interessi solo della sua parte mentre l’altra non avrebbe diritto di cittadinanza, non avremmo il governo di un popolo ma il governo di una parte del popolo.  

Infatti spesso i rappresentanti del popolo si comportano come se avessero il vincolo del mandato perorando sempre e solo le cause di quelli che li hanno votato. E sempre più spesso i leader e gregari di partiti di governo dicono che fanno questo o quello per rispondere agli elettori che li hanno votati.

D’altro canto il candidato perdente, una volta che ha ricevuto la fiducia delle persone, diventa anch’egli istituzione anche se senza funzioni di “governo” e per questo non può ritornare alla sua vita privata lasciando senza voce chi gli ha dato la sua voce.

E come se il voto dato a lui fosse diventato inutile e ciò in democrazia non è possibile: il tutto si forma da tutto. Come se il voto servisse solo per far governare mentre la verità è che il voto serve per dare vita e voce alle persone. Quindi, se dopo le elezioni scompaiono quelli che sono stati votati ma non sono risultati vincitori, scompaiono anche le voci di chi li ha votati. La prossima volta quindi saranno indotti a votare chi ha possibilità di vincere.

La volontà anche di un singolo ha valore anche se viene superata da quella della maggioranza.

Se cosi non fosse  potremmo dire estremizzando che le opposizioni non servono e che una volta eletta una maggioranza è sola questa che occupa la scena politica istituzionale.

Ci sarebbe poi una contraddizione dello spirito e della lettera della costituzione che stabilisce che votare è un diritto-dovere: se voto e poi mi viene detto che il mio voto è stato inutile posso ancora considerare doveroso votare. E’ come se mi dicessi devi fare una cosa e poi si aggiungesse: anche se questa cosa non serve. Se non serve non posso essere obbligata a farla.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *