Una democrazia sentimentale contro l’odio della folla.

Non c’è una vera democrazia se manca l’adesione sentimentale ai principi che la ispirano. In questo caso si ha solo una corretta osservanza delle regole. La democrazia è una forma di relazione e le relazioni durano solo se ci sono sentimenti che le uniscono oltre la superficie delle norme e/o delle convenienze anche perché, semplicemente, le norme non possono prevedere tutto.

Come in una relazione sentimentale bisogna condividere amore, rispetto, gioie, sofferenza, speranze, delusioni, progetti, così in una democrazia bisogna condividere gli stessi sentimenti e ideali per sentirsi davvero accolti e partecipi di un disegno comune.

Un esempio importante è il caso Englaro. In assenza di una legge ci sono voluti diversi gradi di giudizio di vari tribunali e l’attenzione pietosa e solidale di una parte dell’opinione pubblica per consentire a una famiglia di staccare la spina alla povera figlia che non viveva più da molti anni ormai. Lì dove non aiuta la legge scritta può il buon senso e l’umana solidarietà e così la democrazia conosce un nuovo diritto, lo sperimenta e lo riconosce.

La democrazia, quindi, senza adesione sentimentale ai principi è come una relazione senza amore. La convenienza in un rapporto, che pure ci deve essere e c’è, non basta a creare una famiglia dal punto di vista degli affetti e dei sentimenti e così accade anche con la democrazia. Il rispetto asettico delle regole, la non adesione, anche morale, alle stesse porta alla loro erosione: si sfaldano poco a poco diventando un guscio vuoto fatto di apparenza.

Se si fosse applicato il principio di democrazia sentimentale, ad esempio, non si sarebbe verificato il susseguirsi di diversi governi senza elezioni, com’è accaduto fino allo scorso 4 marzo. Infatti, si sono insediati tre governi che pure avevano la fiducia del Parlamento, ma non il consenso popolare. I partiti sapevano perfettamente che sarebbe stato opportuno tener conto del sentimento del popolo che in quel momento non era esattamente benevolo verso quei soggetti, i parlamentari, che pure erano legittimati dalle elezioni a tentare di fare un governo. Il rispetto delle norme non basta per affermare che sia rispettata la volontà popolare e quindi tutti i principi democratici che su quella si basano. Al contrario, l’applicazione del principio di democrazia sentimentale, che sente, che ascolta il sentimento del popolo, avrebbe suggerito ai parlamentari di preferire le urne al rispetto formale della legge.

La democrazia e gli altri sentimenti

La democrazia è la più conveniente forma di governo perché la più simile allo stare insieme in pace e nel rispetto di tutti. Essa si prende cura dei più deboli.

In democrazia le individualità vengono rispettate anche quando uno decide di non partecipare alla relazione democratica, lasciando che siano gli altri,  delegati, a decidere anche per lui (esempio di democrazia rappresentativa).

Si dice che l’individualismo sia un prodotto negativo della democrazia, come l’egoismo è quello dei regimi non democratici, ma non è esattamente così. In una democrazia ci si può rifugiare nella propria individualità fintanto e perché siamo tranquilli che nessuno impedirà mai ricollegarsi al resto dei cittadini e decidere di partecipare attivamente e senza troppi filtri, ad esempio a un referendum (es. democrazia diretta). In definitiva, la democrazia è l’unico regime che ti consente di non esercitare un tuo diritto senza perderlo o peggio senza correre il rischio che se ne approprino altri. Essa a volte è una bestia feroce ma è l’unica che rispetta anche le sue prede.

La democrazia, per quanto detto finora, non è solo una forma di governo, è un sentimento che nutriamo collettivamente. In realtà è un sentimento che ne contiene molti altri che sono declinati come diritti e/o doveri (la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà, la giustizia, il rispetto dell’individuo, la tolleranza, il rispetto della legge), anzi ne favorisce la sopravvivenza e lo sviluppo.

Giuseppe Belcore