SCUOLA DI DEMOCRAZIA & PARLAMENTINO DEI CITTADINI

Un piccolo progetto per una democrazia cittadina uguale per tutti; per una democrazia che non è solo governo dei più ma soprattutto considerazione e rispetto dei meno!

Premessa e considerazioni

Il progetto che sto per esporre nasce da due constatazioni che in realtà convergono:

  1. solo teoricamente i cittadini partecipano effettivamente alla democrazia e alle decisioni che questa prende ogni giorno. Partecipare in modo consapevole è cosa di pochissimi; il resto della popolazione si lascia trascinare dalle “convinzioni/opinioni” degli altri, che  subisce più o meno consapevolmente;
  2. sempre più spesso si dedicano alla politica le persone che sono conosciute dai cittadini solo per la loro attività lavorativa/professionale, che molte volte li porta alla ribalta politica anche  senza alcun merito “sociale” di cittadinanza attiva.

In sostanza, da un lato,  c’è la stragrande maggioranza dei cittadini che non partecipa perché non è  consapevole né dei suoi diritti né dei suoi doveri (quando non li ignora volutamente),  e dall’altro, ci sono quei pochi che partecipano che sono autoreferenziali e non fanno nulla per informare e rendere consapevoli dei meccanismi democratici anche gli altri, pena il rischio per loro (1) di creare più numerosi competitori nella scalata al potere, alla ribalta, al “governo” del paese, o, comunque, (2) di rendere più esigenti i cittadini rispetto ai loro diritti, perché più consapevoli!

In verità è  facile sentir dire dai politici/amministratori locali  che vorrebbero che la popolazione partecipasse di più alla vita democratica della città,  ma sfido chiunque a trovare esempi concreti di politici e amministratori locali che abbiano veramente iniziato un percorso virtuoso,  quotidiano e capillare di informazione e di partecipazione consapevole a favore di tutti i cittadini.

Loro sono i  pochi “consapevoli” che governano la città, limitandosi  a utilizzare un serbatoio di voti a loro disposizione; voti che per forza di cose si riversano su di loro che sono i soli ad apparire (oltre che essere) “competitivi”. E il circolo vizioso si rigenera e continua….

 

Medici, avvocati, commercialisti, imprenditori, cantanti e attori, soubrette e intrattenitori si scoprono “amanti” del  bene comune senza aver mai fatto un percorso virtuoso di cittadinanza attiva, mentre altri cittadini (che nel silenzio e nell’ombra operano anche per gli altri, mediano i conflitti tra le persone, propongono idee e ideali  importanti per tutti, ricercano soluzioni con gli scarsi strumenti di conoscenza e di realizzazione di cui dispongono) fanno molta fatica quando decidono (1) di “entrare” anche loro  nella gestione della cosa pubblica, o solo (2) di capire i meccanismi di funzionamento della democrazia. Proprio nel fatto che molti cittadini non li conoscono (appieno) gli strumenti della democrazia sta il fallimento,  o meglio, il “non compimento” della democrazia partecipativa e consapevole.

Sempre questi cittadini attivi si devono rivolgere ai vari potentati (in primis agli stessi partiti ma anche a associazioni, sindacati, ecc.) per rivelarsi agli elettori. Ed ecco  ritorna il circolo vizioso che si rigenera….

 

Non si tratta però di escludere questi  “professionisti” dalla politica (in democrazia si esclude solo la “non”   democrazia) ma di includere anche quei cittadini che hanno minori opportunità e per questo sono  “meno uguali” di fronte alla democrazia che così è davvero poco partecipativa ed ancor meno consapevole.

In una democrazia matura, consapevole e partecipativa, quindi “reale”, deve essere data a tutti la possibilità di:

(1)  concorrere all’amministrazione della cosa pubblica, anche singolarmente

(2) in ogni caso,  comprendere le scelte che altri fanno per loro,

a prescindere dal fatto che i partiti, le associazioni rappresentino appieno oppure no i cittadini stessi.

In una parola l’affidamento del proprio voto all’eletto  lascia intatto il diritto dell’elettore di scegliere ed insieme di decidere. Non è che avendo votato il cittadino è diventato “vuoto”. Il suo consenso  lo detiene ancora lui e lo può rivolgere anche ad altri se nel frattempo, nel breve-medio periodo cambia la prospettiva sua o quella del suo eletto.

Questi ultimi spesso affidano il loro voto ai partiti e/o a gruppi sociali solo in base alle prospettive proposte in un dato momento, a ridosso del periodo delle elezioni, quando tutti (in primis i partiti) diventano propositivi, fanno partecipare e rendono consapevoli i cittadini, ma solo il tempo necessario per acquisirne il voto di fiducia.

Quindi il voto è statico e definitivo fino alla prossima tornata elettorale,  ma dentro di esso c’è il loro consenso che si modula e fluttua, si accresce o diminuisce, o si sposta su altre persone o ideali,  a seconda della percezione che gli elettori hanno delle cose realizzate dagli eletti.

Il consenso va di pari passo con la consapevolezza di incidere sulle scelte e sulle decisioni,  ed insieme danno la forza:

  1. all’eletto di condurre la sua azione politica (in rappresentanza di chi?);
  2. all’elettore di partecipare consapevolmente (rappresentato da chi?).

 

Ma tutto questo presuppone la partecipazione consapevole dei cittadini.

E come si fa a rendere partecipi alla democrazia quei cittadini che non s’informano o non sono informati, non sono o non sentono il bisogno di  essere consapevoli dei loro diritti e soprattutto dei loro doveri?

A. Informazioni accessibili e appetibili per tutti

Il Primo passo è rendere accessibili le informazioni a tutti:  ad esempio, ed è solo un esempio,  tramite inviti alla lettura e commento di giornali;  visione comune di telegiornali e dibattiti pubblici (principio dell’informazione verticale); partecipazioni dirette a  discussioni aperte in base di informazioni condivise da molti (principio dell’informazione orizzontale).

 

Una persona può partecipare però a molti convegni o a consigli comunali ma se non conosce almeno sommariamente  la materia trattata o il funzionamento di certi organismi, se non conosce le sue possibilità di incidere su quelle decisioni,  non potrà partecipare attivamente con le sue proposte e i suoi dubbi. Si limiterà piuttosto a fare da spettatore.

B. L’utilità delle idee di tutti

Il Secondo passo è far comprendere ai cittadini che anche le proprie idee, eventualmente  confrontate ed integrate con contributi di altre persone,  possono contribuire al miglioramento democratico della vita sociale nella città. Questo passo non può prescindere dal bagaglio di informazioni di cui ognuno deve disporre e di cui si è fatto cenno sopra, senza il quale qualsiasi intenzione di partecipazione è illusoria.

 

Non si può partecipare consapevolmente al gioco se non  si conoscono le regole che lo governano e le azioni che svolgono gli altri giocatori che vi partecipano!

C. La convenienza di informarsi e di partecipare

Ma cosa ci guadagna il cittadino a procurarsi le informazioni  e le conoscenze anche tecniche per partecipare attivamente alla vita sociale  e democratica del suo paese?

Sicuramente la consapevolezza che l’amministrazione della sua città dipende veramente anche da lui e non solo all’atto del voto amministrativo per le elezioni. E questa condivisione e partecipazione alla democrazia sicuramente, in primis,  ridurrà i conflitti oggi esistenti tra amministratori e cittadini e tra quest’ultimi, perché questi vedranno e conosceranno i problemi e le prospettive da dentro ed effettivamente rendendosi conto della difficoltà da affrontare. In più, quando sono molti a partecipare alle decisioni si fanno meno errori, o,  comunque …almeno condivisi.

 

I cittadini devono capire che la conoscenza dei loro diritti e come esercitarli è essenziale anche se poi delegano ad altri il soddisfacimento dei loro bisogni e la realizzazione delle loro aspettative.

Essi devono capire (chi non lo ha ancora capito) che conoscere i fatti che accadono in città e il perché accadono li porterà a vivere meglio in quella stessa città. Ci deve essere convenienza a conoscere (una convenienza quasi obbligata),  anche quella economica: è questa la sfida che ci attende, che attende chi si vuole imbarcare in questo progetto!

Se il cittadino troverà conveniente sotto tutti i punti di vista informarsi e partecipare, non sarà agevole per i “politicanti” senza scrupoli appropriarsi del loro consenso o solo del loro voto.

La convenienza a partecipare va resa visibile, palpabile e leggibile in ogni azione quotidiana, cosicché ogni cittadino sarà in grado di percepire il bene e il male che può fare  a tutti e non solo a se stesso con una semplice azione, quale leggere il giornale, fare una discussione, proporre una sua idea oppure farsi raccomandare per ottenere la pensione e altri vantaggi, ecc..

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La lunga premessa è stata necessaria perché è su di essa che si fonda grandemente il progetto ed è essenziale intendere il proposito ultimo di questo progetto, altrimenti sarebbe solo uno sterile tentativo di scimmiottare il parlamento nazionale.

Costituzione di:

  1.  una scuola di democrazia;
  2. un parlamentino dei cittadini, che, poi, in realtà, sono    un unico progetto, ciascuno contenente e contenuto dell’altro.

 

  1. Costituzione e funzionamento dell’associazione/scuola
  1. si costituirà  un’associazione per praticare ed insegnare la democrazia attiva (soprattutto con gli esempi) con l’aiuto degli anziani, degli adulti e dei bambini, con  redazione dello statuto che stabilisca gli scopi e soprattutto le regole del gioco della democrazia;
  2. gli organi direttivi dell’associazione dovranno essere eletti ogni anno per garantire, da un lato, la continuità e, dall’altro, il ricambio.

 

In giorni determinati la scuola organizzerà incontri tra i cittadini per discutere e imparare a utilizzare i propri diritti di cittadini, utenti e consumatori, preparando il terreno fertile perché poi, dopo aver conosciuto gli strumenti per poter partecipare consapevolmente alla vita democratica, possano proporre direttamente.

Così facendo  i cittadini prenderebbero coscienza delle loro possibilità.

 

I relatori di queste lezioni potrebbero essere altri cittadini volenterosi.

 

La scuola non sarà  una sorta di patronato o di sindacato dove si va solo per risolvere dei propri problemi,  ma un luogo d’incontro dove si impara a risolverli da soli ed anche prima che si presentino,  ma anche a condividerli con gli altri, percependo la convenienza di tutto questo.

 

  1. Costituzione e  funzionamento del Parlamentino

 

La scuola, fatta da cittadini che condividano la necessità di partecipare alla vita sociale attivamente,  creerà un luogo dove ritrovarsi, con cadenza settimanale, ad esempio, e dove chiunque abbia un’idea per migliorare la vita dei cittadini potrà esporla  ai convenuti per raccogliere consenso intorno ad essa, per discuterne, e, se possibile, per realizzarla (ad esempio risolvendo un problema pratico, redigendo petizioni e/o richieste agli organi istituzionali, progetti di lavori, disegni di legge, ecc.).  

* Ovviamente possono partecipare anche i cittadini che non hanno mai frequentato la scuola.

Insomma,  le discussioni che termineranno quando non ci saranno più iscritti a parlare e quando questi si riterranno soddisfatti del dibattito (con un tempo massimo stabilito prima) saranno  sempre “finalizzate a realizzare un progetto” (una proposta di legger, una petizione popolare, un appello pubblico, ecc.),  un risultato da proporre ad altri cittadini, alle istituzioni locali e/o extra cittadine, che possono partecipare alla sua definizione ed attuazione.

 

Qui l’importante non è solo lo scopo ma anche il mezzo con il quale lo si vuole conseguire. Ed è dentro questa frase l’essenza della democrazia che non può cedere alla tentazione di snaturarsi per raggiungere risultati sia pure legittimi e democratici.

 

In particolare, l’idea consiste nella creazione di  una specie di parlamentino-pensatoio pubblico permanente che raccolga le idee e gli ideali delle persone che non si rassegnano alle ingiustizie o a semplici disservizi di qualsiasi natura, o intendono partecipare a prescindere dai loro bisogni contingenti o problemi rilevanti di là da venire, mettendo a disposizione le loro idee i loro ideali per il bene comune.

 

Chiunque  abbia un’idea che ritenga possa essere utile per risolvere un problema comune della città o di qualche altro concittadino o voglia realizzare un progetto per migliorare la situazione democratica della città, si prenoterà  per l’esposizione al pubblico, indicando il giorno e l’argomento che vuole trattare e le eventuali altre persone che intendono intervenire (provvederà anche l’associazione per suo conto). La scuola/associazione provvederà a pubblicizzare l’incontro.

 

Prima di avviare qualsiasi discussione intorno ad un’idea o proposta o protesta, però colui che ne è portatore deve sottoscrivere un impegno solenne (in apertura di discussione)  di rispettare le regole democratiche della scuola democratica e del parlamentino, che dichiarerà di aver visionato.

Alla fine della/e discussione/i (con le modalità previste e conosciute da tutti) si metterà a votazione il “risultato” conseguito.

Ovviamente il tutto deve  avere come minimo comune denominatore   la cultura della legalità, della tolleranza, della solidarietà, della pace, della democrazia, della uguaglianza, delle pari opportunità e della partecipazione consapevole alla vita democratica. Il  risultato della discussione sarà registrato con le modalità che si decideranno volta per volta e sarà promosso dalla scuola di democrazia che gestisce il parlamentino presso tutte le sedi istituzionali e non.

 

  1. Dare e ricevere

Quindi, da un lato, il proponente porterà il suo contributo a favore di tutti e, dall’altro, sottoscrivendo ed attenendosi alle regole della scuola/parlamentino, apprezzerà consapevolmente il valore del sentimento democratico e la sua convenienza. In un certo senso ogni proponente sarà allo stesso tempo educatore ed educato: educatore degli altri quando propone ed educato quando sottoscrive l’impegno “democratico” del parlamentino e “accoglie” le critiche al suo progetto. E questo è un modo per costruire la democrazia partendo dal basso.

 

precisazioni

* Gli autori dei progetti e i cittadini saranno informati periodicamente sull’esito delle proposte maturate nel parlamentino: nulla andrà perso.

* La scuola avrà un archivio delle proposte, proteste e idee arrivate in sede e discusse (saranno archiviate anche quelle inviate solo nella banca delle idee di cui si sta per dire).

 

  1. Banca delle Idee e degli Ideali

* Se il proponente non ha chiesto di discutere la sua idea/progetto, ma vuole  semplicemente dire la sua su un particolare argomento (cosa che può fare ma con altre modalità, sempre previste nello statuto dell’associazione), può farlo semplicemente depositandola nella banca delle idee e degli ideali, consultabile da chiunque abbia interesse ad esprimere una propria valutazione  a riguardo, oppure semplicemente a leggerla per trovare nuovi spunti per proporre o solo per conoscere.

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